Sono morto. È così semplice, che mi fa ridere.
Sono semplicemente morto. Sulla sinistra del mio petto rilassato è stato aperto un buco, un buco che si allarga ogni attimo di più, un buco attraverso il quale una persona ci passa e ripassa senza sosta. Sono morto, non c’è altra spiegazione.
Devo per forza essere morto. Perché se la morte è peggio di questo, allora non voglio morire mai.
Semplicemente, è tutto finito. È andato via tutto. Non mi volevo illudere, l’ho fatto per pochi attimi qualche maledetto giorno fa, ed ora è arrivata la pugnalata che ha aperto il buco. Quel buco che famelico com’è si è allargato abbastanza da farmi provare l’ebbrezza di sentire tutto il mio corpo che va a pezzi, che si polverizza ad ogni movimento. Provare a riempire i polmoni di aria fa male, perché sento che i polmoni ormai contengono solo veleno… Poi ci penso, non è veleno. Dolore liquido. Sono pieni solo ed esclusivamente di quello, del mio dolore, che non mi lascia pace nemmeno per un attimo. Eppure non credevo di meritare tanto..
Ma ora sono qui, in caduta libera verso l’oblio, verso la più totale distruzione di me stesso. E poi mi accorgo che malgrado tutti i miei maledetti desideri, sono ancora qua. E questo forse fa anche più male. Sono ancora qui, fermo, immobile, inamovibile, senza problemi fisici. Ah, mi faccio schifo solo ad averlo pensato che se avessi qualche problema fisico sarei sotto trattamento di morfina, e quindi per lo meno non ci penserei. Ma non è niente, non è maledettamente niente. Non è così. Sto bene, fisicamente, esclusa una febbre passeggera. Spero.
Sto bene, non c’è nessun dramma fisico. E non posso farne una colpa a nessuno. Colpe non ne ha nessuno, per una volta nemmeno io. Nemmeno tu, che il pugnale non l’hai lanciato addosso a me, ma l’hai tolto dal tuo petto e l’hai buttato via. Non è il tuo controllo che l’ha lanciato dentro di me, sono io che ho l’arte di mettermi nella posizione meno adatta alla mia incolumità. Ed ora tu non ci sei più. Sei sveglia, me l’ha giurato il mio cell con il suo maledettissimo servizio Recall. E dopo 60 pagine di lettura, non credo che tu abbia tanta voglia di dire qualcosa. Ed è meglio così, per ora. So che già metà del mio cervello dice “Che minchia dici? Quale meglio così! Stai tremando in attesa di un segno di vita!”. Ed è vero.
Questo cervello è ridicolo.
Questo cervello funziona male. Invece di farmi ragionare quando ce n’è bisogno, mi fa ragionare quando ormai è troppo tardi. Quando ormai ogni cellula del mio corpo, quando ormai ogni singola fibra di me stesso è persa dentro qualcuno. Anzi, non qualcuno. Dentro di te.
Potevo ragionarci prima, valutare tutti i contro della cosa, anni fa. E invece il cuore lavora per fatti suoi. È per questo che è un muscolo indipendente, che non ne possiamo avere controllo. Ti dicono che è così perché pompa sangue in tutte le cellule di stò schifo di corpo. Ma non è così.
Minchiate sono.
Non è questo che fa il cuore. Il cuore pompa i sentimenti in tutto il corpo. Il cuore decide chi cazzo vai ad amare, chi vai ad odiare, chi stimi, chi vuoi con te e chi vuoi mandare a fare in culo. E questo ha fatto il mio.
E anche il tuo.
E io chi sono per criticare lo schifo di essere umano a cui ti sei legata?
Perdonerai i miei sfoghi, perdonerai la mia rabbia. Devi concedermelo, almeno oggi. Devi.
Me lo merito, oggi, un po’ di perdono.
Non è rimasto niente. Niente. Il motivo per cui sento un buco in petto è questo: non ne è rimasto niente, del mio cuore, e di quello che ero. Amore, odio, amicizia, e tutte le altre cose che il mio fantastico cuoricino portava dentro sono scomparse. Ora lotto con me stesso per tenermi intero, integro, “singolo”, per non lasciar trapelare fuori tutto il male che trascino dentro di me. Ora.
Reggerò meno di quanto ho saputo fare in passato, ma se ce la faccio fino a domani, ho fino a venerdì di tempo per stare solo, così nessuno saprà niente. Ed ora “Shh… è un segreto”. Se reggo fino a lunedì, mi rifugio nella solitudine totale di Villa. E farà mille volte più male, farà fottutamente malissimo. Farà MALE. Il dolore liquido prenderà il controllo di tutto il mio stramaledettissimo corpo, il dolore sarà TUTTO quello che troverò là. Fame, sete, sarà tutto secondario al DOLORE. Sarà dolore e basta. E nessuno saprà come sarà andata. E la maschera la infilerò 3 giorni a settimana. Il venerdì, la maschera sarà solida. Il sabato, la maschera sarà traballante. La domenica la maschera sarà incerta, mezza caduta. E il lunedì sarà disciolta dalle lacrime, dal dolore che mi riprenderà dentro ogni giorno di più, ogni attimo di più.
Ma una parte di me sa che è giusto così. E tutti sappiamo perché.
È giusto così perché è giusto che tu abbia ciò che vuoi, che tu viva quel sogno che hai desiderato per mesi. È giusto, è stupendo che tu ami e sia amata (qui io dubito) come vuoi. È giusto che la tua vita sia giusta. Che tra me e te almeno uno di noi viva quello che desidera. È perfetto così. Non soffrirai più a causa mia. Non soffrirai più per quello che faccio e che non faccio. Non soffrirai più, sarà tutto un infinito di felicità, per te.
Le mie scuse te le ho fatte in via del tutto personale. Più di quello non farò.
Ti dico solo che c’è una vocina dentro di me che è felice per te.
Il resto è a pezzi, ma c’è qualcuno dentro di me che è felice per te. Sebbene sia una felicità precaria.