La Donna Cannone
(Francesco De Gregori – 1983)
Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò,
e oltre l’azzurro della tenda
nell’azzurro io volerò,
quando la donna cannone
d’oro e d’argento diventerà,
senza passare per la stazione
l’ultimo treno prenderà…
In faccia ai maligni
e ai superbi
il mio nome scintillerà,
dalle porte della notte
il giorno si bloccherà…
Un applauso del pubblico pagante
lo sottolineerà,
e dalla bocca del cannone
una canzone suonerà…
E con le mani amore
per le mani ti prenderò,
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò…
e non avrò paura
se non sarò bella come dici tu,
ma voleremo in cielo
in carne ed ossa,
non torneremo più…
E senza fame e senza sete,
e senza ali e senza rete
voleremo via…
Così la donna cannone,
quell’enorme mistero volò,
tutta sola verso un cielo nero
nero s’incamminò,
tutti chiusero gli occhi
l’attimo esatto in cui sparì…
Altri giurarono, spergiurarono,
che non erano mai stati lì…
E con le mani amore
con le mani ti prenderò…
E senza dire parole,
nel mio cuore ti porterò…
E non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu,
ma voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più.
E senza fame e senza sete,
e senza ali e senza rete,
voleremo via.
Grazie, per quello che mi hai donato.
E che non si creda, assolutamente non lo si faccia, che io ho scritto questo testo per sue eventuali implicazioni politiche, sociali, sociologiche, personali, e di qualsiasi altro tipo. L’ho scritto per un solo motivo. Per rendere omaggio ad una persona che non è più nella mia vita, ormai da anni, e che di certo non leggerà mai ciò che ho scritto. Ma l’importante, insegna la vita, è il pensiero, non il risultato. E poi, mai e poi mai mi pentirò. L’importante, sempre, è ciò che si prova quando si corre a 200 km/h, non quello che si prova quando si arriva. Perché no, non voglio arrivare mai da nessuna parte. Ciò che voglio, è salire, sempre.
E ci riuscirò.
“Ora ammetto che la colpa forse è solo mia, avrei dovuto perderti, e invece ti ho cercato”
Grazie a chi ha donato al sottoscritto tanta musica e parole per descrivere tante cose. E ringrazio anche chi non ci capirà niente, e sbaglierà, pensando chissà quali assurde costruzioni mentali. E per te che avresti la facoltà di capire, grazie ancora di più, perché mai capirai. Ma in fondo, è giusto così.
E’ giusto, perché BLV è sempre stato al suo posto, con tutto il resto. Con l’acqua, il sale, con il telefono, la carta, le foto. E’ giusto, perché anche il pensiero non si è mosso poi così tanto, o meglio, i ricordi sono rimasti tutti là. Insieme a quei giorni, quei momenti più lunghi e pieni forse di tanti altri futuri (non di tutti!). Insieme a quel grazie che ti ho ripetuto tante volte. Tante, tantissime volte. Insieme a quella carta macchiata di medicinali, vicino al ricordo di quel sapore, di quell’odore, di quelle Zigulì (=P), di quelle canzoni, di quell’inglese, di quelle sensazioni, di quei litigi santissimi con mia madre, di quelle emozioni così forti e nuove, che quasi non ci credo. E’ tutto al suo posto, anche io. Anche questa stanza, rossa come divenne proprio allora. Quel vicolo, dove l’occhio cade sempre e comunque. Quel film, che il titolo manco lo ricordo, ma che, cazzo, manco il resto mi ricordo di quel film. Anche quell’ottimismo, che non avevo mai assaggiato, e che era stato COSì veritiero. E’ rimasto tutto dove doveva stare. Forse, da qualche parte, anche quell’amica che ormai non sento da anni. Anzi, forse quelle amiche. E forse anche così, è tutto al suo posto. Anche quel saggio di danza che non ho mai visto, e che ho desiderato con più che me stesso. Anche quella scuola, davanti alla quale passavo più spesso di quanto desiderassi. E quella luna, quella resta sempre dov’è. Sono io che ho smesso di averci così tanto a che fare, ma chissà. Nulla è perduto. Neanche il palindromo intorno a cui ruotava tutto.
Ma ciò che voi capirete, sarà un messaggio così distorto, che davvero non so se pubblicare questo post o meno. Ma se lo pubblicherò, avrà vinto la mia voglia di essere sincero. Perché, sincero proprio, me ne frego di quello che pensate. Anche se forse non è solo quella, la persona che può capire, ma anche l’unica altra persona che ho messo in condizione di farlo. Ciò che conta, è solo ciò che significa tutto ciò. E significa molto. Significa che facevi bene a dirlo, e che faccio bene a dirlo io adesso. Ora, sono così come devo essere, e lo sono in gran parte grazie a te. Quindi lo ripeto.
Grazie, anche per il male che mi hai fatto. E me ne hai fatto, cazzo se me ne hai fatto.
Grazie.