Mentre stavo studiando la triste repubblica di Weimar, pochi minuti fa, a suon di musica (Mia & Tupac Style), ho deciso di fare uno dei miei ascolti “Propedeutici/Professionali” musicali, e la selezione è caduta sul triste “Bugiardo” di Fabri Fibra. Tralasciando le considerazioni, che presto o tardi leggerete altrove, se vi interessa, ho ascoltato la canzone “Ho Perso troppo tempo”. E mi ci sono un attimo calato, in questo ritornello.
Allora: parto dal dire che l’infamia della riproduzione casuale ha selezionato per me, e forse anche per mano mia, chissà, un “Tieni Il Tempo” degli ormai sciolti 883.
Tralasciando l’ennesima volta argomenti di questo genere, mi viene da pensare a tutti i modi in cui ho perso tempo. Non intendo parlare di tutte le volte che sono stato con le mani in mano, o di quando mi sono messo ad ascoltare musica e basta, o di quando mi metto a girare sul Web, o le volte che mi metto a giocare ad un videogioco. Questo non è perdere tempo, questo è fare qualcosa che bene o male è un Hobby. Perdere tempo, vuol dire fare qualcosa che non ci lascia niente, qualcosa che non ci interessa, qualcosa che magari neanche volevamo fare, o che magari ci ha illuso. Al 99% dei Maturati, il pensiero cadrà sul liceo, perché esclusi i veri geni, tutti quanti sanno di aver fottutamente sbagliato il liceo. Al resto, a quell’1%, invece, voglio parlare di un’altra cosa: i sogni.
Non i sogni notturni, tranquilli, di quelli ne abbiamo parlato tanto e sono meno quelli che ci capiscono, che il contrario. Io parlo di altro, parlo dei sogni della propria vita. C’è chi vorrebbe avere una famiglia numerosa, chi vuole fare una caterva di soldi, chi invece vuole fare questo o quel lavoro. Bene, il mio lo conoscete tutti, bene o male, e sapete bene che ha a che fare con l’arte. Ma non è di questo che vi parlo, ancora una volta. Sono ripetitivo, ma mi piace spaziare, e anzi, come mi ha insegnato una persona, spesso è un difetto, perché sembra che io non le sappia le cose.
Stavolta no, stavolta mi posso gestire, ma in altra sede, ha perfettamente ragione. Io volevo parlare con me, e poi con chiunque abbia il cattivo gusto di leggere tutte le stronzate che scrivo sul mio “blog”. Questo che più che un giornale, o un diario online, è una specie di “confessionale” per dirla alla Reality Show.
Comunque, tornando seri anche solo per un secondo, parlavo del tempo che si perde non per i sogni, ma al contrario, contro i propri sogni. La differenza tra l’uomo e l’animale, non è la banconota che stringete tra le mani, e nemmeno la facoltà intellettiva, secondo me. E’ l’immaginazione. Tutti, bene o male, sanno immaginare cosa verrà nel futuro. C’è chi lo immagina più rosa, più verde, più chiaro, più scuro. Ma bene o male tutti hanno il coraggio di immaginare il futuro, come lo vogliono, come lo preferiscono. Anche io so farlo, ma non è questo il punto. La differenza tra un sognatore (… hokomomo, right?) e un uomo qualunque (non uomo in senso di maschio, ok?) è il coraggio di tentare a realizzare quel futuro. La persona qualunque, accetta passiva tutto quello che gli accade, per giungere depressa all’età anziana, lamentandosi del destino. Il sognatore, lo cambia il suo destino. Forse in peggio, ma non è forse quello che cercava? Vivere una vista a lasciarsi scivolare addosso avvenimenti, persone, vestiti e maschere, è una vita? Tutti direbbero di no. Ma quei tutti, sanno fare il contrario? Sapete muovere anche un solo passo verso il vostro obiettivo?
Disse Regan, presidente USA, che “Ci sono troppe persone che si domandano se il loro contributo, alla vita, sia esistito davvero o no”. “I Marines non hanno questo problema”.
E sono d’accordo con lui, su entrambe le questioni.
E io, l’ho mai fatto anche un solo passo in questa direzione? Anche se è sbagliato, il passo, anche se non ci ha avvicinato davvero, ma ha solo spostato il nostro punto di vista, l’ho mai fatto? E voi?
Un passo del genere, uno solo, non è necessario che ci avvicini, è necessario che ci sia. Non è importante quanto si guadagni, da questa cosa, l’importante è guadagnarci anche un solo attimo di vita vissuta. La vita è un dono, un dono così importante, un dono così bello, che è inutile sprecarlo in possibilità, in ma e in se. E’ inutile fermarsi a pensare sul da farsi ogni mezzo passo, è assolutamente inutile. Come è inutile non pensare mai alle conseguenze delle proprie azioni.
Mettetela come su un piano da scacchi: il giocatore di scacchi, ha problemi a decidere la prima mossa, il bianco è una maledizione, in quanto nel gioco degli scacchi, non si vede il presente. Quegli sguardi assorti, sono fermi su più realtà parallele. Sono fermi al primo piano di visione, ovvero quello delle regole. Da quello, imprescindibile, loro sanno vedere il futuro. Sono veri e propri veggenti, e sanno guardare a quelle cellette, come ad un mondo di possibilità. Ed ogni mossa, ogni passo, rende impossibili alcune realtà, creandone di nuove. E’ molto più che difficile, realizzare queste intenzioni. Ma c’è chi ci prova, e chi ci riesce. Non provarci, equivale alla sconfitta certa.
Ed è lo stesso la vita: non provare a ragionarci, non serve a niente, porta alla sconfitta. Ma ragionarci troppo, crea solo inutili frustrazioni, e malesseri interiori. Lungimiranti, si, quello si, ma depressi e depressivi, quello mai.
Ed è qui che vi riparlo dei sogni: voi avreste il coraggio di lanciarvi in mare, sapendo che potete annegare? Chi ce l’ha, si è classificato come sognatore, chi no, è uno qualunque. E’ uno di quegli impiegati depressi, che magari vogliono divorziare, con 2 figli come lui, con la sua casetta, la sua passione per i francobolli, il suo stipendio fisso, le grate alle finestre perché ha paura degli zingari, la macchina lavata alla domenica per portare fuori la famiglia, e un’età che gli grava sulla schiena, tanto quanto la depressione che gli porta tutto il tempo libero che ha. Quel tempo libero che lo ammazza.
E con questo non offendo l’impiegato, né chi vuole divorziare (forse quello si), né gli altri. Offendo nel modo più barbaro e cattivo possibile quelli che abbandonano i sogni per paura.
Io, alla domanda di chiunque “Meglio una vita da pecora, o un giorno da leone?” non so rispondere. Ma so rispondere a chi mi domanda se è meglio sacrificarsi per un sogno, o fregarsene e vivere una vita normale. Sono scelte, e tutto il mio disprezzo vada ai pavidi, agli impauriti dalla vita, a chi non ha il coraggio di drizzare il collo, per paura che il vento lo spezzi, a chi non apre bocca per paura di sbagliare, a chi la paura ce l’ha dentro, a chi dice di non saper cambiare, a chi dice che cambiare è impossibile, in ogni caso, a chi dice che è inutile continuare a sognare, perché il mondo si porta via i sogni. Sono loro che vivono male la loro situazione, il loro essere inetti, la loro “incapacità” di vivere. Shame on you.
Un sogno è un vanto, un suono, una colonna sonora, un momento solo. Uno strepitio di suoni, rumori, colori, felicità e potenza al contempo. Ed è quello che abbiamo tutti. E chi ha il coraggio di comunicarlo, e di realizzarlo, o almeno di provare, è chi ha vissuto davvero. Il resto, solo pavidume.
Meglio un passo verso i proprio sogni, anche se negli effetti resti solitario, spinto da una volontà di corsa verso il proprio sogno, che una corsa verso l’opposto, magari una corsa vincente, ma pure sempre verso l’opposto. “Volontà di potenza”. Così l’ho sentito definire. Io la vedo come “Volontà=Potenza”. A voi il resto del gioco…
Ed io… ho perso troppo tempo, allora, senza concentrarmi su quello che davvero è importante?
La risposta, è… molteplice? O forse è una questione di punti di vista?
Beh, il mio interrogativo, mi porta a pensare che alla fine, dipende da te quanto vuoi che la ballerina giri in senso orario, e quanto vuoi che invece giri in senso antiorario.
Gennaio 3, 2008 alle 10:38 pm |
Ehi…sono d’accordo con te….su tutto quello che hai detto….è solo che quest volta sei tu a poter salvare me.