Ho perso troppo tempo…

Dicembre 28, 2007

Mentre stavo studiando la triste repubblica di Weimar, pochi minuti fa, a suon di musica (Mia & Tupac Style), ho deciso di fare uno dei miei ascolti “Propedeutici/Professionali” musicali, e la selezione è caduta sul triste “Bugiardo” di Fabri Fibra. Tralasciando le considerazioni, che presto o tardi leggerete altrove, se vi interessa, ho ascoltato la canzone “Ho Perso troppo tempo”. E mi ci sono un attimo calato, in questo ritornello.

Allora: parto dal dire che l’infamia della riproduzione casuale ha selezionato per me, e forse anche per mano mia, chissà, un “Tieni Il Tempo” degli ormai sciolti 883. :)

Tralasciando l’ennesima volta argomenti di questo genere, mi viene da pensare a tutti i modi in cui ho perso tempo. Non intendo parlare di tutte le volte che sono stato con le mani in mano, o di quando mi sono messo ad ascoltare musica e basta, o di quando mi metto a girare sul Web, o le volte che mi metto a giocare ad un videogioco. Questo non è perdere tempo, questo è fare qualcosa che bene o male è un Hobby. Perdere tempo, vuol dire fare qualcosa che non ci lascia niente, qualcosa che non ci interessa, qualcosa che magari neanche volevamo fare, o che magari ci ha illuso. Al 99% dei Maturati, il pensiero cadrà sul liceo, perché esclusi i veri geni, tutti quanti sanno di aver fottutamente sbagliato il liceo. Al resto, a quell’1%, invece, voglio parlare di un’altra cosa: i sogni.

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“E’ la necessità…”

Dicembre 25, 2007

Oggi è Natale. Lo è da 2.49 ore. Stavolta niente corsa contro il tempo, stavolta il tempo mi culla, mi accompagna, e mi rilassa. Sono quasi le tre, e sto cominciando a scrivere. E di che voglio scrivere, lo deciderò mentre scrivo. Oggi mi accorgo che niente cambia, per mesi e mesi, se non si riesce a cambiare dentro. Oggi ho guardato laddove non dovrei, dove la zona è Off-Limits. “Limits” autoimposti, limits mentali, limits. Ci vorrebbe proprio il mio sector al polso. E invece il polso destro oggi è nudo, e anche le dita dalle loro striscette metalliche in acciaio, che le carezzano, le abbracciano e le cingono con dolcezza inedita. Si, proprio inedita.

Ma oggi è Natale. Oggi, ricorre l’anniversario, ennesimo, n.2007, della Nascita del Nostro Signore Gesù Cristo. Divina, la sua nascita, viene ancora oggi ricordata. E per allietare l’evento, c’è lo scambio di regali. Io non ho ancora scelto cosa chiedere a questo natale. Sono egoista, chiedo sempre cose che facciano felice me, sempre. Ma questo Natale, cambio. E non chiedo la pace nel mondo, o la fine della fame nel mondo, o cose del genere che tutti vogliono, ma che nessuno crea. Io chiedo…

Vediamo un po’, cosa si può chiedere? Una vita nuova fiammante… Naaaaaah, in fin fine non ho bisogno di ricominciare tutto da zero, credo. Felicità? Benessere? Soldi? Amore? Hmm… Mi sa che io quest’anno ho bisogno solo del perdono. Dapprima mio, poi di alcune persone che ho ferito come chissà quale belva assatanata, assetata di sangue. Ma il più importante, e credo anche il più “conseguente” è il mio. Devo perdonarmi per come ho trattato le persone, anzi, delle persone, nel 2007 che in 5 giorni lascerà spazio ad un nuovo fumante 2008.

Anzi, questo natale nella letterina per Babbo Natale, ci metto di tutto di più. Le lacrime, quelle spese e quelle conservate, quelle del dolore, quelle dell’occhio cretino, quello destro. Ci metto la felicità, quella data, quella presa, quella privata con la forza. Ci metto il buonismo, la malizia, ci metto la felicità e la tristezza. Ma in questa letterina, quest’anno, ci metto la richiesta di un bel regalo. Voglio che mi regali un altro anno. Voglio un bel 2008 in regalo. Dico sul serio, non vedo niente di meglio di un intero 2008 da vivere dalla prima all’ultima fottuta goccia. Uno di quegli anni che non ti dimentichi, che rendi indimenticabile. Un anno che non mi auto-tarpi le ali. Un anno dove…

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“Era una notte di quelle…”

Dicembre 22, 2007

Era una notte di quelle infinite, cominciate troppe ore prima, e destinata a finire troppo tardi per essere giustificabile. Inutile provare a scandire il tempo… A volte gli orologi, le lancette, e il peso del tempo, non meritano di essere tenuti in considerazione. Tutto quello che c’era, era quel suono incessante, che veniva da dentro. Quel continuo martellare, tamburellare e giocare con i sensi tipico della pioggia, che incessante nasceva da dentro, piuttosto che da fuori. Non c’era niente di strano.. Niente… Se non fosse stato solo per… Quella metamorfosi dei pensieri, quei pensieri che si rincorrevano, fino a far ritornare ad uno stato primordiale quella mente che aveva la pretesa di essere più rapida delle altre. Perché, non era importante , ora era importante solo ed esclusivamente quel tamburellare incessante, costante, e doloroso come nessun altro. Era ritmico, era potente, era inudibile, inaudito, infinito, eppure era effimero. Ciò che non sapeva, è che la sua qualità principale era anche la sua rovina. Tanto era potente, tanto era sofferto. E così, di motivi se ne possono trovare tanti…

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Dove mi stai portando?

Dicembre 21, 2007

Forza, dimmelo, dove mi stai portando? Lo sai bene che non parlo con te per parlare con me stesso. Parlo con te perché so che un giorno o l’altro mi ascolterai… ne ho tante di cose da dirti, lo sai bene, ne ho talmente tante che te le ripeto ogni volta che si può.

Ma stavolta invece di dirti qualcosa, te la domando… Ti va di spiegarmi dov’è che mi stai portando? Io sarò in parte colpevole, per i posti dove mi stai portando, per il destino che mi riservi giorno dopo giorno, passo dopo passo, ma io voglio capire qual’è la direzione. Mi sento tanto Max Pezzali nella storia che “disegna” nella canzone Nord-Sud-Ovest-Est. Inutile che continuo su questa “strada”. Dovrei cominciare a scrivere qualcosa che comunichi, che parli di me, di qualcosa quantomeno. Dovrei smetterla di appropriarmi di spazi e tempi altrui con ciò che faccio. Dovrei migliorare, sotto mille punti di vista. Ma forse è che non ne sono tanto capace.. Forse sono fatto così… Forse sono una persona mezza vuota, e non mezza piena come credevo. Forse parlo troppo, e realizzo troppo poco… O forse è che se un giorno fai del male, se un giorno sei così capace di far del male a qualcuno che ti comporti come mai avresti saputo fare, forse se ti scopri così, allora è vero che lo sei. Forse ho sempre avuto ragione. Forse le persone sono solo quello che vogliono essere… In fondo, a cosa mi serve dire che odio come sono fatto, se poi non provo a cambiare? Il primo passo, per cambiare, è il passo più grande, ed è in fondo anche l’unico. E forse io di passi unici, ne ho fatti fin troppi. Da così, a così. Sembra quasi uno spot, quasi una frase fatta, quasi come uno di quei proiettili di cui parlavo. Quelli che entrano, ti trapassano da parte a parte, quelli che non ti ammazzano, ma che ti lasciano un buco dentro. Uno di quei proiettili che vagano. Uno di quelli che ormai non so più sparare, e forse uno di quelli che non hanno saputo sparare su di me. Forse è stata la mira, forse è stato il vento, forse entrambi, o forse era la mano a tremare. Resta di fatto che alla fine dei “conti”, i conti non tornano, e il colpo non ha fatto centro. Ed è entrato, si è ficcato in profondità, ma non si è accorto di continuare a spingere verso di me, spingere tanto da continuare a “bucarmi”, e da uscire dal lato opposto al quale è entrato. E’ entrato di petto, è uscito mostrando la schiena, le spalle, in silenzio, e forse tra troppo dolore, “cardiaco” o lagrimoso che sia. Ma il passato è il nostro specchio, è inutile farlo, ma ci guardiamo più dentro di lui che Leggi il seguito di questo post »


… Forza, Spara…

Dicembre 4, 2007

… << Spara, forza…>>.

Tutto a un tratto, mi sono nate queste parole in mente. Non chiedendomi come, dove e quando. Non c’è un motivo preciso, forse non ne ho bisogno. So solo che è così, è un pensiero che è nato. E come quelli, ne nascono e ne muoiono a bizzeffe. Questo mi riporta a pensare a milioni di cose… Quello “Sparo”, può essere vero. Può essere un proiettile vagante, uno di quelli che ti prende, ti stende e ti resta nel petto. Un po’ come i sentimenti. Può essere un colpo vero, uno di quello che dipinge a schizzi sul muro tutti i nostri pensieri, quello che fa passare il mal di testa. Può essere un proiettile figurato, uno di quelli che si lancia con la lingua, quella più affilata delle spade, più perforante dei fucili, quella che tortura troppe persone. Può essere un invogliare gli altri a parlare, uno “Sputa il rospo”meno aulico. Certo è che ha una caratteristica fissa: fa un buco. Che sia un buco nell’anima, che sia un buco in petto, che sia un buco in bocca, col vuoto che lascia la parola… Sarà il sonno, ma divago.. Divago tanto…

Inutile prenderci in giro, giusto? Io, con me stesso, m i accorgo di farlo spesso. Ed è ridicolo, e un attimo dopo mi sento male. Inutile continuare a farlo, me lo dico ogni volta, ed ogni fottuta volta ricomincio. Si dice che le persone non possano cambiare…Ogni volta mi ripropongo di smentire questa che ritengo una diceria. Voglio essere diverso.

E finisco per ripetermi..

e ripetermi…

e ripetermi…

e quindi lo farò ancora una volta:

<< SPARA, forza>>.

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